lunedì 31 ottobre 2011

Humor mortis (2)

[Materiali utili per comprendere il particolare contesto di questo post in Humor mortis (1), compresi i collegamenti diretti a siti che qui preferisco non linkare.]
Le "battute sui morti" sono un genere letterario e una forma di spettacolo molto praticati in numerose culture. Negli Stati Uniti a ogni decesso di "nemico della Patria" si scatenano i comedy writers per vedere chi la spara più grossa. L'apice è stato toccato, naturalmente, con Bin Laden, dove l'umorismo si è voluto programmaticamente spietato ed eccessivo, un esplicito ballare sulla bara, di un morto percepito come soggetto a cui anche la pietà nel trapasso va negata. Vediamo un esempio da The Daily Show with Jon Stewart, dove, data la particolare sofisticazione della scrittura dello show, la stessa "non corretta" irrisione del cadavere diventa motivo comico ("Suppongo che dovrei esprimere una certa ambivalenza circa l'uccisione mirata di un altro essere umano, eppure voglio solo i dettagli")


Ovviamente questo video è un corrispettivo "umoristico" del "Marcisci all'inferno!" con cui il newyorkese Daily News ha titolato l'evento e -volendo trovare riferimenti alti - si inserisce in una tradizione millenaria di magnanima ira oltre la vita e sarcasmo in morte. Per fare solo un esempio nobilissimo e notissimo, ecco Inferno VIII:
E io: "Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
prima che noi uscissimo del lago". 54
Ed elli a me: "Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
di tal disïo convien che tu goda". 57
Dopo ciò poco vid’io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio. 60
Tutti gridavano: "A Filippo Argenti!";
e ’l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesmo si volvea co’ denti. 63
Voglio chiarire che questo tipo di "divertimento" è stato portato  al suo massimo con Bin Laden, ma anche con Gheddafi - citiamo un caso molto recente - negli USA non ci sono andati con la mano leggera e, si noti, sino a pochi mesi fa il defunto dittatore libico non era più percepito come "il Male", essendo appunto stato sostituito, negli ultimi dieci o vent'anni, da Al Qaeda e compagnia.
All'altro estremo dello spettro "battute sui morti" vi sono le elegie funebri e omaggi alla memoria condite con trovata umoristica dolce (se non sdolcinata), ovvero - e riprendiamo ancora un altro caso dell'ultima cronaca- le numerosissime vignette con Steve Jobs che arriva in Paradiso e chiede chi è il responsabile dell'innovazione, vuole sostituire il libro di San Pietro con l'iPad ecc. Si veda qui sotto la nota copertina del New Yorker.


La beatificazione americana, e mondiale, di Jobs è stata clamorosa e solo quei buffoni illetterati di TechCrunch hanno potuto parlare di "sarcasmo" per il brano di Stephen Colbert qui sotto presentato. Questo "ricordo pubblicitario" serve anche per documentare come appunto il culto del fondatore di Apple sia, oggettivamente (non importa infatti l'intenzione, che comunque a mio giudizio è chiarissima), la più clamorosa e vincente strategia di marketing della nostra epoca.


Sempre nella cultura americana, vicino all'estremo Jobs possiamo mettere la tragedia di Fukushima (che ha comunque prodotto qualche freddura pessima, a sfondo nazionalistico) e vicino a Bin Laden appunto Gheddafi o il prossimo al-Awlaki che le forze speciali americane uccideranno in quanto terrorista. Perché, se non è chiaro, tra damnatio memoriae e assunzione in cielo qui con l'umorismo non si scova alcun senso profondo nella vita o nella morte ma si fa, oggettivamente (non importa infatti l'intenzione), opera di persuasione e "propaganda".
In Italia il sistema di valori e l'elenco dei nemici è un poco diverso rispetto agli Stati Uniti, da noi le battute su Gheddafi sono state molto più "soft" e pure chi ha provato a schiacciare il pedale del cinismo e del grottesco lo ha fatto con qualche sforzo e goffaggine, compreso Spinoza, che nel post La fine del socio presenta buone trovate soprattutto quando il focus è sull'Italia e non sull'irrisione del dittatore ("Frattini conferma: Gheddafi sarebbe morto durante l’uccisione"). Vi sono anche jokes tecnicamente pregevoli come: "L’adolescente racconta di aver scovato Gheddafi in una buca: 'Ci stava troppo dentro'", che sono di certo anche una "mancanza di rispetto" verso il morto. Ma proprio la battuta citata raggiunge l'effetto comico per un gioco linguistico sul gergo adolescenziale, non per un sarcasmo diretto nei confronti del dittatore cadavere. Quando invece questo è il motivo principale, come in: "Il leader libico è stato ucciso dai ribelli. Ora il problema dello smaltimento", l'"effetto comico", proprio tecnicamente, mi pare riuscire poco; qui abbiamo solo un raffronto tra Gheddafi e monnezza, la "battuta" non è molto diversa da un insulto diretto come "è morta quella schifezza di Gheddafi". In ogni caso, per Spinoza, riescono efficaci, nel caso in discussione e in generale, le parole dell'ottima Lia Celil, racchiuse in due veloci tweet che qui unisco:  "Spinoza produce sempre ottime battute, è  n. 1 per costruzione della battuta (parlo da tecnica), ma in effetti a volte c'è l'effetto stupro di gruppo" (12).
La battuta di Fiorello ai funerali di Stato su Mike Buongiorno si situa invece vicino all'"estremo Jobs" (cito il caso anche perché è stato, esplicitamente e del tutto scorrettamente, ricordato nelle polemiche dei giorni scorsi, dettagli in Humor mortis (1)), come in questa zona, anche in considerazione delle circostanze del decesso (diretta compresa) e della giovanissima età, si esprime il sentimento comune per Marco Simoncelli, scomparso il 23 Ottobre scorso. Persino costruire jokes come quelli su Jobs e Buongiorno riesce difficile: troppo giovane per poterlo immaginare mentre scherza direttamente sulla propria morte come il Mike di Fiorello; troppo legato a quella moto su cui ha perso orribilmente la vita per riuscire a fare battute sul pilota che si presenta in impennata davanti a San Pietro (Lia Celi ha scritto "Esequie di Simoncelli: «Ora insegna a impennare agli angeli». Dal Paradiso: «Ma solo con l'aureola integrale»", il 28 Ottobre, non il 23).
Su Internet sono però presenti "comici" che, un'ora dopo il decesso di Simoncelli, avevano già postato sul wiki Nonciclopedia battute come "Ennesima caduta per Marco Simoncelli. Ma ha promesso che questa è l'ultima". E quindi sul forum di Spinoza e in vari altri luoghi, meno illustri, si è aperta la palestra dei forti di spirito, a.k.a. lo "stupro di gruppo", con trovate quali: "Senza casco ha strisciato con la testa sull'asfalto. Marco, esistono i parrucchieri."
Ovviamente, non è il caso di ripeterlo, se a cadere in moto fosse stato un "nemico" battute del genere sarebbero fiorite, senza creare grave scandalo, da noi e in altri Paesi, ma anche per chi non è rimasto troppo coinvolto emotivamente nel decesso del giovane pilota l'"accanimento in morte" pare ingiustificato. Perché appunto ogni battuta centrata su Simoncelli che non sia un augurio di lieto arrivo in Paradiso, in quei momenti, suona come "accanimento". Il discorso è, dal punto di vista tecnico, diverso per jokes comunque "spiacevoli" ma con diverso focus come: "Ankara - Sisma in Turchia, magnitudo 0,1 Simoncelli.", dove si critica la copertura spropositata della tragedia del singolo rispetto a quella di un popolo. Ma, dato appunto il clima di emotività altissima, il focus è stato di nuovo riportato su "0.1 Simoncelli", come se fosse un insulto alla memoria. Se nello stesso giorno del decesso di Gheddafi fosse avvenuto il terremoto in Turchia e la copertura giornalistica per il dittatore libico fosse stata maggiore rispetto a quella per il sisma, "Ankara - Sisma in Turchia, magnitudo 0,1 Gheddafi" sarebbe stata ritenuto persino "aforisma fulminante" da qualcuno.
Tutto ciò per dire l'ovvia verità che ogni comicità va giudicata nel contesto, compreso ad es. Mark Twain, che Tina Fey nel discorso di accettazione dell'illustre premio in memoria inquadra comicamente con: "spero che tra un secolo, come oggi per Mark Twain, qualcuno guardi il mio lavora e dica: 'wow, certo che era bello razzista!"; lo inquadra così oggi che la soglia delle "battute razziste" si è abbassata di molto e lo stesso "politicamente scorretto" (s voluta) ha stretti paletti nel campo. Almeno in altri paesi, se in Inghilterra rinnegano in pratica i comici sciovinisti anni Settanta quali Bernard Manning, da noi per provocare un minimo di sdegno ci vuole addirittura il Presidente Barzellettiere anni Quaranta che dà dell'abbronzato all'uomo più potente del pianeta...
La cosa che più stupisce è come poi si voglia giustificare, teoricamente o sentimentalmente, la scelta di scrivere battute su Simoncelli, a un'ora dal decesso, proprio per considerazioni sul "contesto", quando invece a me pare che non vi sia altra via che la semplice accettazione di questo fatto improvvido come prezzo della libertà di espressione ed effetto non desiderato dell'User Generated Content... Se nei tweet di Nonciclopedia si parla, molto altamente, di "esorcizzare la morte" e si retwittano cose più terra terra su "l'arte di saper sdrammatizzare", sul forum di Spinoza un utente ricorda, un poco infastidito:
Se ne è parlato 30.000 volte.
In questo sito c'è stato anche chi ha scritto un pezzo (molto bello) comico sulla morte del proprio padre. Una delle cose più illuminanti che abbia mai letto.
O accettiamo che al mondo siamo tutti uguali oppure accettiamo di fare come fanno tutti quelli che diciamo (e spesso fingiamo) di odiare, ossia che i nostri personalissimi miti sono più uguali degli altri e le nostra personalissima sensibilità è più degna di rispetto di quella altrui.
Sicchè posso ironizzare sulla morte di Amy Winehouse ma non su quella di Simoncelli... no, non va bene.
Che poi... se leggi bene... si sta cercando di far satira su quel mondo, non su di lui.
E l'amministratore Stark scrive:
La decisione di inviare o meno battute sul tema è affare personale: ma non cancelleremo battute solo perché genericamente ritenute inopportune, sconvenienti o "di cattivo gusto", per quanto la maggior parte dei contributi di questo thread sia oggettivamente poco riuscita. Tantomeno accettiamo che Spinoza sia etichettato in base a quel che gli utenti inviano: la "voce" di Spinoza sono le battute e i post che trovate pubblicati sul sito, e niente altro.
Questa zona è un'area di discussione pubblica, dove non siamo disposti a piantare "paletti" in nome del buon gusto o di qualche presunta forma di rispetto, né tantomeno di prendere per verità assolute obiezioni dettate dalla personale sensibilità. Dico "personale" perché la sensibilità dell'individuo x non è quella dell'individuo y, ed entrare qua dentro pretendendo che il mondo si pieghi al vostro metro di giudizio è molto più ottuso e irrispettoso di ciò su cui si punta il dito. Per non parlare di chi augura morte e sofferenza a chi vuole soltanto scherzare.
Il discorso dei due spinoziani fa il solito giochetto sul "non dobbiamo essere intolleranti, ognuno è diverso, tutto è relativo, viva il potere della satira", e ovviamente io non sono qua a cercare di convincere nessuno e nemmeno a provare a spiegare un po' di filosofia (anche perché poi, in determinate situazioni, questo giochetto riesce in maniera splendida, si veda ad es. South Park al suo meglio). Secondo me, molto semplicemente, essere umani significa, in quel momento, non fare a gara a chi la spara più grossa, non  infierire con cose tipo "Senza casco ha strisciato con la testa sull'asfalto. Marco, esistono i parrucchieri". Battuta che, al contrario di quanto viene scritto, non è "satira su quel mondo" ma proprio "su di lui"; in ciò non trovo nessun valore positivo se non un cinismo programmatico che posso solo sperare sia stupida posa di chi ha visto troppa stand-up e pensa sia possibile diventare Carlin e Stanhope passando a poche ore dalla morte sul collo di un ragazzo di 24 anni (che come peccato maggiore ha quello di essere pilota di successo).
Come se la pietà fosse semplicemente un prodotto dell'autocensura, come se sull'altare del black humour andasse sacrificato e sussunto ogni altro sentimento, ammissibile solo dopo essere stato "demistificato" dallo scempio di cadavere (questo è anche il senso della minchiate tipo "Marco sarebbe contento che noi scherziamo su di lui..., vorrebbe così!")
Ho trovato la trenodia nazionale per Simoncelli su Facebook  e altri social network in vari casi impudica e in alcuni istanze estreme ignominiosamente interessata, con utenti che hanno creato pagine commemorative solo per poter aggiornare lo status con porcate quali: "in 3 ore già 10mila fans! Dai ragazzi cliccate su mi piace. Per Marco!". Per me queste cose sono -indipendentemente dall'intenzione- censurabili quanto le peggiori "battute", ma il "circo mediatico" (di nuovo tirato in ballo come giustificazione della demistificante satira) con le sue miserie non autorizza gli eccessi altrui.
Esemplare è poi l'esempio del "pezzo sul padre", perché il punto è proprio questo:  con la morte di tuo padre ci fai quello che vuoi (l'a babbo morto è anzi uno dei temi più noti della nostra letteratura comica, da Cecco Angiolieri in avanti), questo fa parte della tua libertà personale (dell'elaborazione del lutto o della gioia cattiva). Il problema è che con la morte del giovane figlio di altri è giusto andarci più cauti. Anche Gheddafi naturalmente ha (o meglio aveva, molti sono stati uccisi) parenti, che lo avranno pianto sinceramente; ma tra un dittatore al potere da 40 anni e un giovane pilota di 24 è inutile negare che vi siano differenze nella scala del "socialmente tollerabile". E mentre pensare che un parente di Gheddafi si possa offendere per una battuta cadaverica fa a molti semplicemente scrollare le spalle (con argomenti tipo "e allora tutti quelli di cui ha ammazzato i famigliari oggi non potranno gioire della morte del torturatore?"), alla madre di Simoncelli che avesse letto, a poche ore dal decesso, una cosa del genere che cosa si sarebbe potuto ritorcere? Un "lo si fa per sdrammatizzare" o "il potere della satira e del black humour" su tutto e in ogni caso o persino un incazzato "era un miliardario, c'è gente che muore sul lavoro tutti i giorni e nessuno li ricorda", facendo finta che quel giovane avesse fondato il sistema di cui tutti facciamo parte?
Decidere se fare, in questo caso, in pubblico, su siti Internet di grande traffico, una (un certo tipo di) battuta non significa essere più o meno coerenti "implacabili umoristi". Leggendo la dichiarazione di Valentino Rossi sull'intenzione di continuare a correre io ho pensato, subito e involontariamente, per una semplice catena linguistica (continuare - tirare avanti - passare oltre) a una delle freddure più criticate su tutti i media riguardo alla vicenda, quel "passarci sopra" che giocava sul "doppio senso". Non ho postato da nessuna parte la cosa, perché non ho pensato per un attimo di avere detto una grande verità che qualcuno mi vuole censurare, né di riuscire con ciò a sdrammatizzare alcunché, né di aver scoperto che "la morte fa parte della vita", né di aver difeso il principio della "potenza della satira" e "non dobbiamo essere mai dogmatici" e "viva il black humour"... E non mi sono neanche vergognato di aver pensato una cosa così spiacevole: era un collegamento linguistico, una possibilità in teoria umoristica che nella pratica non andava sfruttata. Naturalmente -e ripeto sempre lo stesso punto, come un disco rotto- se in un incidente con dinamica simile fossero stati coinvolti membri di Al Qaeda le battute sul "passarci sopra" sarebbero fiorite, e anche da noi i più "sensibili" non avrebbero criticato più di tanto (ribadendo quindi, a voce bassa, che a forza di irrisione e strazio dei defunti facciamo in primo luogo scempio della nostra miglior natura).
Perché, lo ripeto ancora una volta e poi chiudo, non si tratta davvero di tabù, humor nero, sorriso amaro, buon gusto; si tratta, in quel tempo e luogo, semplicemente di contro chi si ride. Quando il "non sto ridendo di te, sto ridendo con te", eterna via d'uscita di ogni scherzo pesante, non può essere usato perché il con chi si ride non c'è più, ogni cosa va misurata e sentita oltre il numero di retweet ricevuti e i punti guadagnati nel forum dei sagaci barzellettieri...

PS: Comunque il tocco più di classe, la capitalizzazione più intraprendente, dell'intera vicenda è stato il chiedere da parte di Nonciclopedia al notissimo showman Fiorello il follow reciproco su Twitter per spiegargli in privato la teoria della satira e il senso della vita.
Black humour per la lingua nera impegnata a leccare il c...

PPS: preciso che non appoggio e non condono linciaggi internettari contro nessuno, non chiedo la censura di alcun sito, non ho accusato nessuno di alcun reato legalmente perseguibile.
Ho dedicato questo post e il precedente all'argomento solo perché mi pareva opportuno presentare un quadro più ampio rispetto a quello in cui si sono svolte le "discussioni".

3 commenti:

  1. Avevo promesso già da un po' all'amico jumpinshark un commento in calce a questo post, a guisa di integrazione di questa riflessione sull'umorismo e i suoi margini.
    C'è una tendenza, a mio avviso ben individuabile, a reagire alle critiche nascondendosi dietro il paravento dell'expertise. Una sorta di filo rosso che accomuna la vicenda Luttazzi a quella di Nonciclopedia. I molti ricorderanno come il comico romagnolo gestì le accuse di plagio mossegli in Rete lo scorso anno, e cioè attraverso una reiterata affermazione di superiorità rispetto a chi gli muoveva le critiche, culminata con la famigerata lezione di semiotica della comicità.
    Allo stesso modo, seppure con minore destrezza (memorabile il Noncilopedista che afferma che "noi siamo i veri intellettuali postmoderni", colpendoci in pieno se per intellettuale post-moderno si intende il-cazzone-che-la-butta-in-vacca-ad-ogni-refolo-di-vento), si sono comportati i Nonciclopedisti e i numerosi e, in molti casi sedicenti, esperti di satira che hanno levato gli scudi in difesa dell'oramai famigerato wiki: lezioni di satira, decaloghi per definire cosa sia o meno lecito fare e altri interventi con matita rossa e ditino alzato volti a mettere in riga gli indisciplinati.
    Insomma una grammaticalizzazione forzata del proprio campo di "esperienza" volta ad escludere dalla discussione ogni opinione contraria con argomenti ontologici: voi non sapete cos'è la satira, leggete questo, guardate quell'altro, prima di parlare studiate quest'altro ancora.
    Si tratta di un atteggiamento riscontrabile in molti altri campi, uno su tutti la comunicazione, che si può collegare direttamente all'emergere della Rete come spazio di confronto tra individui in cui i titoli contano poco e la reputazione la si costruisce coi fatti ed è espressione di un tentativo, più o meno riuscito, di grammaticalizzare o di striare (come direbbero Deleuze&Guattari) questo spazio

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  2. @Flavio
    *prezioso commento*. Aggiungo solo, per eccesso di correttezza e filologia, che forse la frase fra parentesi non riflette NonC, ma è editing "sabotatore". In ogni caso può essere sostituita dal pipponcino NonC che riporto all'inizio di Humor Mortis 1: "...L'humor nero, AL MASSIMO, serve per strappare un sorriso amaro e cerca di esorcizzare la morte... Non è detto che ci riesca con tutti: la morte per molta gente è un pesante TABÙ. Ripeto, "MOLTA", non TUTTA. Fatevene una ragione. Con questo multi-tweet speriamo di chiudere la parentesi, in attesa che voi, o "popolo della rete annoiata" troviate qualche nuova..." http://bit.ly/vB53uh

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  3. anche a me e' piaciuto molto..

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