giovedì 15 dicembre 2011

Non "siamo tutti CasaPound" (su Il Post)

Alla strage razzista di Firenze sono riconducibili tre articoli de Il Post. Il primo, dell'ottimo Gipi, è una riflessione sul nostro razzismo quotidiano (e la pericolosità per la digestione del fare colazione in "barrini" razzisti). Solo nella chiusa si scopre la relazione col massacro:
Ho salutato. Non c’era motivo di trattenersi, non c’erano discussioni interessanti alle quali partecipare./Ieri a Firenze sono stati uccisi due ragazzi senegalesi. Un terzo ferito gravemente, sta tra la vita e la morte./Il terzo, devo aggiungere, quello tra la vita e la morte, sparato da una 357 magnum, abita proprio lì./A pochi metri dal barrino./Due euro e novanta. (Gipi, Due euro e novanta)
Gipi offre una preziosa testimonianza sul "contesto" nel senso più largo, ma non ha il compito né l'ambizione di "fare il punto editoriale" sul massacro neofascista. Il secondo articolo è uno svelto pezzo di cronaca, dove la rimozione degli articoli di Casseri dal sito di CasaPound viene segnalata con un davvero troppo generoso e dubitativo "pare". L'articolo pare inoltre più preoccupato di riportare le dichiarazioni di quell'organizzazione ("Casa Pound ha detto che Casseri era uno dei suoi “simpatizzanti”, ai quali “come del resto avviene in tutti i movimenti e le associazioni, non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale”") che di ricordare anche solo il nome delle vittime. Ma suvvia, non facciamo i disonesti, il pezzo è del 13 Dicembre, probabilmente postato quando non erano ancora noti i nomi di Samb Modou, ucciso a 40 anni, Diop Mor, ucciso a 54 anni, e dei feriti Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike che lottano ancora per la vita.
Cerco quindi, nella mattina del 15 Dicembre alle ore 11.30, su Il Post il termine "Modou" e ottengo questo risultato.
Ieri Mazzetta scriveva in un intervento polemicamente intitolato Per fortuna non “Siamo tutti Oscar Giannino”:
Inutile prendersela con l’estremismo destra se poi si sorvola su linee editoriali del genere, oggi aprendo IlPost.it, e altri siti e giornali, pare che il problema sia il classico “ben altro”. Lì in Home campeggia la ripresa di un’intervista al cardinal Ravasi sull’uso di Twitter, altrove la crisi economica o ancora le tangenti del PD, tutto sembra tirare di più di una strage, che persino all’estero interessa di più che a certa informazione nostrana.
E a qualcuno sarà forse parso un po' eccessivo, in fondo oggi hanno in alto sulla home un link al post di Gipi (invero subito sotto quello di Nazzi, a breve discusso), quindi, diciamocelo, nonostante la simpatia per il giornalista mediattivista, Mazzetta esagera un poco quando chiude con severo monito:
La battaglia contro il razzismo è una battaglia dell’umanità per l’umanità, non c’è spazio per ipocrisie. O la si combatte a viso aperto con generosità e senza secondi fini o si finisce, volenti o nolenti, a sedere nella terra di mezzo del giornalismo ipocrita. Quello che spinge la maggioranza silenziosa e “per bene” nelle braccia del razzismo.
Ieri sera, dopo la pubblicazione del pezzo appena citato, è appunto comparso su Il Post il terzo supremo e conclusivo (presumo) post riconducibile all'eccidio razzista compiuto da Casseri. Scritto da Stefano Nazzi, ha titolo Casapound e i fascisti del terzo millennio. Non voglio rilevare come l'autore sia talmente esperto del fenomeno CasaPound da scriverne sempre in forma trasandata il nome (CasaPound, con la p maiuscola, vd. Wikipedia e loro sito ufficiale che per ovvie ragioni non linko).
Mi interessa invece mostrare come chi non conosca quell'organizzazione apprenda da Nazzi un mucchio di belle cose:
Oggi il sito di Casapound ha in home page l’immagine di una rosa rossa a terra e una scritta: “Nel Dna di Casapound non è contemplata la xenofobia”. È piuttosto vero, credo. [...] È un movimento in forte crescita Casapound, che ha sottratto spazio ad altre organizzazioni di destra ma che va anche a incalzare la sinistra radicale. Casapound si muove su quel terreno, aprendo centri sociali di destra. Le battaglie sono quelle contro Equitalia e per il diritto alla casa, per la sicurezza sul lavoro, contro la riforma Gelmini. Sulla stessa traccia le battaglie culturali...
Non un dubbio sulla santità di queste battaglie sociali, ad es. riguardo al "diritto alla casa" si sarebbe potuto citare quanto scrivono quotidiani come Il Messaggero (16 Giugno 2011): "le 18 famiglie di Via Val d’Ala 200, al quartiere Montesacro, un caso di cui si è molto parlato gestito da CasaPound. Nessuno tra gli occupanti aveva i requisiti: alcuni di loro sono risultati proprietari di immobili, altri residenti altrove" (continua a leggere sullo schierato Militant). Nessun accenno inoltre alla cancellazione dei post di Casseri dal sito di CasaPound (tra parentesi, Saverio Ferrari su Il Manifesto oggi rivela: "Ieri notte da Roma è stata indirizzata a tutti i responsabili locali di Casa Pound la seguente email: «Comunicazione interna urgente e riservata. Fare quadrato ora significa: negare la sua appartenenza al movimento, cancellare ogni traccia, stare zitti e far parlare solo i dirigenti autorizzati». Troppo tardi.")
In tutto l'articolo di Nazzi non vi è una parola di pur minima censura per quel movimento, le sue pratiche, la sua ideologia. E non si citi la chiusa del pezzo:
Certo, quando poi nelle interviste chiedono a Gianluca Iannone, fondatore di Casapound, che cosa pensi di Benito Mussolini, lui risponde che è stato il più grande statista della storia d’Italia. E questo lo dicono anche tutti gli altri militanti della destra radicale italiana (e forse non solo quelli della destra radicale).
Che insomma serve a documentare come il ricordo di Mussolini sia comune a tutta la "destra radicale" e forse pure a quella non radicale, e quindi a far comprendere che le dichiarazioni di Iannone sono poco più che innocue fissazioni e spavalde guasconate. Si valutino invece belle iniziative come il diritto al casa, la sicurezza sul lavoro... e lasciamo perdere le ragazzate...

Il Post è blog autorevolissimo e non ha bisogno dei miei consigli. Mi si conceda però almeno un'umile preghiera: su quel sito scrive pure dei migliori ingegni del Belpaese, Leonardo Tondelli. E vi scrive vite di santi del cattolicesimo; ora, pur non conoscendo Leonardo, sono assolutamente certo che, constatata la copertura della "vicenda Casseri" su Il Post, sarebbe felice di pubblicare anche qualcosa sulle morti dei martiri del nazifascismo. E quindi potrebbe far comparire anche sul sito di Luca Sofri, e non solo su L'Unità, pezzi come Sei fascista finché non ti beccano (14 Dicembre), dove con la consueta chiarezza spiega:
Ieri, nel momento esatto in cui Gianluca Casseri – che frequentava gruppi di destra, che scriveva cose di destra – l’ha fatta finita, a Casa Pound improvvisamente si sono dimenticati di lui. Non lo avevano mai conosciuto. Nel giro di pochi minuti sul sito della Casa non c’erano più i suoi lunghi articoli, deliri molto dettagliati, che ricordano per certi versi il testamento di Breivik. [...] E insomma circolare, non c’è niente da vedere: si tratta solo di aspettare la prossima bandierina bruciacchiata, la prossima vetrina scheggiata, la prossima orda di editoriali accigliati sull’emergenza terrorismo, sulle nuove BR che senz’altro stanno nascendo nei pericolosi centri sociali di estrema sinistra.
E nell'ultima frase, con più misura formale ma piena consonanza di contenuto, pare di sentire l'ovvove per l'uovo a Oscar Giannino del veggente Mazzetta (che, ripeto, ha scritto il suo post prima dell'articolo di Nazzi):
Il primo dicembre IlPost.it titolava: “Siamo tutti Oscar Giannino“, perché il giorno prima alcuni studenti avevano impedito alla vedette spettacolare l’ingresso a un incontro della destra universitaria, nel quale era stato chiamato a pontificare d’economia di fronte agli studenti. Bloccarono la porta dalla quale doveva entrare e lo colpirono (ovvove!) con un uovo sugli abiti.
Fu “violenza” secondo IlPost.it e molte altre testate, tanto grave da dedicargli l’apertura e da chiudere i commenti al pezzo per proteggerlo dal dissenso. Molti spesero ragionevoli parole, non solo su IlPost.it, per dire che non si fa, molti usarono il termine “fascisti” per descrivere gli studenti “violenti”.
Oggi invece, dopo che ieri un estremista ha impedito per sempre  a due esseri umani di continuare a vivere, colpendoli con proiettili di grosso calibro in parti vitali e ne ha mandati altri tre all’ospedale nello stesso modo, IlPost.it ha la strage di Firenze in home al diciassettesimo posto. 
Personalmente ho trovato improvvida, nei tempi e nei modi, la contestazione degli studenti di Milano a Giannino, che aveva il diritto di parlare.
Personalmente vorrei vedere sconfitta l'influenza di CasaPound da una battaglia culturale nel nome dell'antifascismo. Personalmente comprendo molto bene le ragioni di chi chiede battaglie legali nei confronti di CasaPound ma ho paura che tali misure possano contribuire a legittimare il mito a loro tanto caro dei "perseguitati" e che ciò possa portare nuovi proseliti.
Personalmente trovo gravissimo il modo in cui Il Post ha coperto il massacro razzista del nazifascista Casseri e come abbia pensato più a legittimare culturalmente e socialmente un movimento neofascista che a ricordare anche solo il nudo nome delle vittime.

(Sì, ho chiuso su nota retorica e patetica. E non me ne vergogno.
Ma se preferite i frizzi e lazzi, sebbene di umore nero, riporto questo mio "scanzonato" tweet di qualche ora fa che riassume bene il mio certo limitato punto di vista: "nello spot, campagna d'iscrizione per CasaPound de Il Post mancano solo la moltiplicazione dei pani e pesci e l' 'oh, c'è pure un bel giro di figa'").

12 comments:

  1. Nella chiusa dell'articolo centri un punto per me centrale, la questione dell'antifascismo come battaglia culturale. Io, contrariamente a te, non comprendo per nulla chi si ostina a strombazzare battaglie legali.
    Mi pare sia un'atteggiamento deresponsabilizzante: "c'è la magistratura è il suo compito" e morta lì, faccenda finita. L'antifascismo si fa nelle strade, nelle piazze e costruendo una cultura.
    Se CP è attecchita in molte realtà è perché ha saputo proporre un suo immaginario fatto di ribellismo e attivismo, andando a occupare spazi lasciati vuoti.
    Per questo la battaglia non può essere legale o istituzionale, altrimenti il rischio è di farli diventare dei martiri convalidando il loro immaginario, che li vuole ribelli e oppressi dal Potere.
    Tutte queste cose io le ho viste live a Bolzano e non vorrei rivederle...

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  2. Che poi ribelli e oppressi dal potere loro che non fanno altro che fare accordi con tutte le amministrazioni comunali che gli strizzano l'occhio.

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  3. Ma altro che battaglia culturale o istituzionale, ci provò il PCdI e sappiamo come è finita.
    Gramsci mise in guardia: se i fascisti ti schiaffeggiano non gli si porge un libro, ma il bastone.

    Auspico il ritorno degli Arditi del popolo, altroché.
    http://classe.tumblr.com/post/1172319061/difficile-dire-se-una-maggiore-unita-tra-gli

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  4. Prima il sindaco con la croce celtica AleMagno gli compra il palazzo stanziando a spese dei contribuenti 11.800.000 € (undicimilioniottocentomilaEuroDioFa- http://bit.ly/iz8Vdg leggi prima voce) poi i piagnoni del 3° millennio occupano uno stabile in via Val d'Ala a Roma con la scusa della lotta per la casa,scoprendo poi che nessuno di loro aveva i requisiti (un occupante aveva un reddito di 106.000 € l'anno, un altro un villino da 5 vani, un altro proprietario di una pizzeria - http://bit.ly/sctitA). Poi sempre grazie agli agganci del sindaco ex picchiatore mettono a profitto il loro "ribellismo" allestendo (coi soldi del comune) dentro la "non conforme" Area 19 il conformissimo nuovo locale della Roma bene ( http://bit.ly/s9HD0i ).
    Poi dopo la fascistopoli dei posti di lavoro a tempo indeterminato nelle municipalizzate romane ( http://bit.ly/rRtGzt ) ecco che spuntano i villini destinati ai militanti del popolo di Roma e alle tartarughe di ca$aclown ( http://bit.ly/trdRdK ).
    Ma è di questi giorni la notizia che fa stringere il cerchio. DJ Manfro, ovvero Manfredi Alemanno è stato eletto alla consulta cittadina nelle liste del blocco studentesco ( http://bit.ly/vW9XYJ ). E si sa che con il figlio di Alemanno son parati tutto l'anno.

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  5. Mi stupisce che nessuno del Post sia passato a commentare, né per smentire, né per spiegare o relativizzare.

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  6. A proposito: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/05/05/tutti-dal-duce-paga-lo-stato/
    Chiagni & Fotti, as usual.

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  7. @El_Pinta ha ragione. La prima arma contro il fascismo è culturale. CP ha capito che la conoscenza è potere e cerca di riproporre sotto una luce revisionista anche grandi figure tipiche della sinistra come Che Guevara su cui hanno fatto, qui a Roma, un incontro per discuterne, rivedendolo come un eroe nazionalista addirittura! Essere fascisti è un modo di pensare prima che d'agire, per questo vanno battuti con la loro stessa arma, quella culturale attraverso cui plasmano menti e fanno proselitismo. Basta fascisti!

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  8. @giorgian

    dal Post non commentano porbabimente perché non hanno nulla da ribattere. La scuola del Post è quella del Foglio, ti rispondono solo se trovano il modo di ridicolizzarti, quando invece sono in difetto tacciono e tirano avanti sperando che passi il prima possibile facendo meno rumore possibile. Sono in tanti che fanno così, anche Mario Calabresi ultimamente è addirittura sparito da twitter perché gli si chiedeva conto di certe schifezze andate in Stampa.

    Tra l'altro, se sbirciate le TL dei postisti, dal direttore in giù, vedrete che questo evento non li ha proprio interessati.

    quello del Post, a prescindere dalle dichiarazioni d'intenti, è il solito giornalismo dell'accesso, costruito per avere accesso e buoni rapporti con tutte le persone che "contano" e, nonostante si dicano di sinistra, i rapporti d'amore con Facci, i futuristi e altri assortiti, ne testimoniano l'ipocrisia

    Da notare poi che l'atteggiamento è quello dei maestrini che indicano la via, che discettano di democrazia, informazione diversa, di come dovrebbe essere il PD (spingendo Renzi) e dell'universo mondo. Parole vuote, marketing. Non per niente Costa, ad esempio, si è occupato della campagna del PD, quella che han perso e non per niente anche su referendum erano "intelligentemete" schierati per farlo fallire

    Alla fine non diversi dagli amici de IlFoglio, la scuola è quella

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  9. un "pare", quello del Post, vergognoso più che generoso, visto che (nella foto di questo stesso pezzo) ci sono le prove della rimozione degli articoli di Casseri dal sito di Casa Pound.

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  10. Intanto grazie perchè oggi ho imparato una cosa nuova (riconoscere una mistificazione).
    Il fascismo prima che leggerlo lo si sente, lo si annusa ; girando per le strade con persone che non ti salutano più, ascoltando pregiudizi banalissimi e altro : emarginazione sociale soggettiva in pratica. E' come la mafia per questo aspetto, prima lo si percepisce e poi si può leggerlo scritto da chi sotto sotto scrive ciò che pensa per davvero, o per convenienza o per pavidità. E Sofri a me non è mai piaciuto, così di pelle, a naso, perchè in fin dei conti ha risalto per motivazioni indirette come tantissimi nel giornalismo italiano, stenditappeti o giornalismo d'accesso come commentato qui sopra. Sono essi tra i principali responsabili perchè non hanno fatto il dovuto per impedire lo smottamento di intolleranza sociale e verbale a cui le persone per bene assistono da anni in qua.

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  11. Sui casipaund solo io ho capito la verità vera.

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  12. Gli articoli rimossi da casapound e altri qui, con link permanenti perché la storia non si cancella http://larepubblicadeipomodori.blogspot.com/2011/12/casapound-censura-gli-scritti-di.html

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