venerdì 17 febbraio 2012

Un'avvincente racconto (sulla correzione ortografica)

Scuse preventive: questo è un pezzo che tratta di cose ovvie in modo ovvio. Lo posto perché, seppur siano ovvi i problemi e le soluzioni, il loro incontro non lo è. Intendo dire che tutte le mattine continuo a trovare nel mio rss articoli (spesso molto colti e ben argomentati) con dentro schifezzuole quali un'avvincente racconto o ha accellerato; errori stupidini che oggi sono (facilmente o meno) correggibili da strumenti informatici eppur continuano a comparire e a far danno ai loro autori. E' infatti sempre disponibile un nazigrammatico che ti segnala terroristicamente i solecismi e liquida il tuo post di duemila parole come una gigantesca porcata; mentre tu, per evitare una ripetizione, hai semplicemente cambiato all'ultimo momento un'avvincente storia in un'avvincente racconto senza ricordarti di togliere l'apostrofo... Oppure hai scritto accellerato con convinzione e due elle, certo brutta cosa, ma oggi ben facilmente rimediabile. Sempre che tu sappia considerare quelle sottolineature a video rosse sotto le parole, di solito non un segno positivo...
Ora due domande, e le mie poco memorabili risposte: 1) come, su che supporto scrivi?; 2) cosa hai pensato (se ne sei venuto a conoscenza) del "qual'è" di Saviano su Twitter? Per la numero 2 rimando all'equanime e tollerante Leonardo, duplice esperto in quanto scrittore su Internet e professore di italiano (tralascio i richiami autorizzanti a Pirandello e Landolfi di Saviano in replica di arrocco su qual'è, che costituiscono il "vero" problema). Per la numero 1 descrivo la mia esperienza, credo comune a molti: ho comprato un quablock cinque anni fa ed è ancora all'inizio, su carta non scrivo ormai nulla di più lungo di un post-it d'avviso (che comunque devo raddoppiare con un alert su Google Calendar); "al computer" utilizzo strumenti diversi: a) word processor installato in locale come Word, OpenOffice, LibreOffice; b) word processor su Internet, nel mio caso Google Documents, anche se ormai i fornitori di tali servizi sono molti, inclusa la stessa Microsoft; c) blog, ovvero il word processor fornito direttamente dentro Blogger e WordPress (e altri).
I vantaggi della scrittura a computer rispetto alla carta non mi pare il caso di ricordarli (va bene l'ovvio ma non esageriamo); il progresso più notevole delle soluzioni b e c rispetto ad a risiede, proprio per il salvataggio "sulle nubi", nella possibilità di accedere al proprio lavoro da qualunque luogo e device, senza problemi di software applicativo, sistema operativo ecc.. Puoi iniziare un pezzo al mattino su di un netbook Linux a Pavia, continuarlo in treno con l'iPad, e finirlo in ufficio a Milano con un pc Windows (è un pezzo scritto per lavoro, non pensate male!). Appunto per il taglio introduttivo di questo post, non tratto di aspetti più avanzati (collaborazione, versioni ecc.) implementati o meno da a, b, c. Mi interessa invece il rapporto tra questi "programmi" (e il correttore ortografico integrato in vari browser, come vedremo subito sotto) e la correzione ortografica, ad es. vedere come si comportano con una frase quale: "ci sonno luoghi su internet dove si sbagli un'apostrofo ti masacrano".

Sto scrivendo su Blogger dentro il browser Chrome, il cui correttore ortografico integrato (ovviamente impostato su l'italiano come lingua di preferenza) mi ha appena segnalato come errato "masacrano". Il maggior pregio dello strumento è la sua disponibilità in tutte le pagine aperte dal browser, da Twitter a Facebook, da Gmail a qualsiasi blog con un form commenti. Parliamoci chiaro: un tweet quale "mi fà arrabbiare la vostra ignoranza" è una pietra tombale:). Lo strumento riconosce un buon numero di puri errori di ortografia, un limite ben visibile è però il vocabolario piuttosto limitato. Se scrivo "netbook è un anglismo" mi segna come errore netbook (mentre ovviamente per termini di più lungo prestito come computer non si lamenta). Purtroppo se scrivo "netbook e reverse engineering sono anglismi" mi sottolinea in rosso netbook reverse anglismi. Riconosce il singolare ma non il plurale, questo è un dato molto interessante per chi voglia tentare di comprendere, fare il reverse engineering, del correttore di Chrome, ma di certo non molto positivo per chi scrive.

Se il correttore appena presentato non è impeccabile, vera ciofeca (si assapori il termine tecnico) è il correttore di Google Documents e Blogger (il primo si attiva in automatico, il secondo richiede di cliccare sull'icona "abc" dentro l'editor di Blogger). Nel presente post segna come errori forme assolutamente innocenti come costituiscono e collaborazione (giustamente valutate dal correttore precedente), mentre nella frase "ci sonno luoghi..." si limita a marcare masacrano. Allo stato attuale ne sconsiglio assolutamente l'uso; la sua presenza di default in Google Documents (dove copre il correttore di Chrome) rende inoltre l'esperienza di scrittura decisamente spiacevole.

In questi giorni è uscita la versione 3.5 di LibreOffice (progetto open source, gratuitamente scaricabile, in forte e forse inaspettata crescita, derivato inizialmente da OpenOffice) che contiene un evoluto sistema di controllo grammaticale (qui dettagli). Ho incollato questo testo dentro il programma e i risultati sono stati piuttosto buoni, non ha riconosciuto un'avvincente racconto ma con un'apostrofo (o un'amico) non ha avuto problemi. Mi sembra inoltre disporre di un buon dizionario di sinonimi (cosa piacevole, ovvero simpatica, gradevole, attraente e in un certo senso pure condiscendente e compiacente; yep, tutti presi da LibreOffice in versione Tommaseo per "piacevole"), e sebbene non abbia fatto un'analisi approfondita dei numerosi software simili mi sento di consigliarlo come soluzione gratuita e open source, soprattutto per il futuro che sembra davvero molto promettente.

MS Word è l'unico strumento tra quelli qui testati che ha riconosciuto come corretto anglismi e come errore grammaticale un'avvincente racconto, segnato in verde, quando si fa partire il "controllo ortografia e grammatica", spiegando che "il termine racconto non concorda con quelli che lo circondano, sostituire con un avvincente racconto". Certo lo strumento è pure parecchio noioso e in alcuni casi piuttosto fantasioso (predilige ad es. gli infatti tra virgole...) ed "errori" come ci sonno luoghi non li coglie. Si faccia quindi tesoro delle tante giuste indicazioni fornite, tralasciando i suggerimenti impropri e integrando le mancanze.

In pratica conclusione e sintesi:
- Se scrivi al computer e pubblichi su Internet, usa almeno un browser con correttore come Chrome.
- Se lo usi e ignori per principio le segnalazioni in rosso, pubblicando impunemente, sei fuori dal consorzio umano (e la prossima volta non ti segnalerò gli errori in gentile messaggio privato, facendo pure lo gnorri e chiamandoli "refusi",ma ti sput...erò sulla bacheca di Facebook con "oh ignorante, smettila di torturare la lingua italiana" e lista solecismi).
- Se vuoi un testo pulito per ortografia e pure, al possibile, per grammatica lo strumento che ti può meglio assistere, al momento, rimane Word, sia per le sottolineature rosse che per quelle verdi. Questo ausilio informatico richiede comunque una valutazione dei singoli suggerimenti e la correzione\integrazione per le forme scorrette\corrette non riconosciute.
- Se non disponi di Word, un po' di attenzione e LibreOffice ti consentiranno di ottenere comunque un ottimo risultato.
Ancora più in pratica conclusione e sintesi: prima di cliccare su Pubblica nel tuo blog provvedi a un copia e incolla di controllo dentro Word o LibreOffice. Anche Grammar Nazi Cat ti ringrazierà!
[s1h1.7nl0.5e0]

Addendum: grazie a un commento di Rolly ho potuto precisare qui sotto alcuni punti "avanzati" sui vari software e ambienti descritti (e ribadire il focus di questo post che non è appunto su filosofia del software, sicurezza, privacy ecc.).

8 comments:

  1. Il Grammar Nazi Cat secondo me ha bisogno anche di un esempio, e chi sono io per negarglielo? Ecco un articolo che ti farà saltare dalla sedia!
    http://bit.ly/wBzyAF

    (il correttore di Blogger mi segnala "Grammar", "Cat" e "wBzyAF")

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  2. Visto che ti leggo sempre con piacere, permettimi alcuni appunti.
    Non mi sognerei mai di consigliare Word, meglio una sottolineatura in verde in meno che costoso software proprietario (spesso crackato) sul mio pc.
    Tanto meno mi sognerei di consigliare il cloud tout court, senza un bel disclaimer sulla pericolosità dell'affidamento dei propri dati sui vari server (spesso di major) di cui sappiamo bene poco in termini di privacy e sicurezza.
    Sul vantaggio dello scrivere al pc rispetto alla carta, questione di gusti. Nonostante anch'io ultimamente trovi più pratico farlo al pc, riconosco che la scrittura su carta offra opportunità cognitive che, forse anche per la maggiore velocità, la scrittura al pc non consente.
    Un ultimo appunto a proposito di anglismi. Fa sempre piacere vedere Libre Office tra i software consigliati ma non castriamolo definendolo open source. Certo lo è, ma soprattutto è free software, inteso come libero e non necessariamente gratis.
    Ritengo sia importante capirne e diffonderne la differenza che nasce da un equivoco linguistico ma che è tutta politica. Qui lo spiegano bene: http://www.gnu.org/philosophy/open-source-misses-the-point.it.html
    Ovviamente il mio vorrebbe essere un contributo, nella speranza di non aver fatto troppi errori, visto che non uso word ;)!

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  3. @rolly
    grazie della lettura e del commento che mi consente alcune precisazioni.
    0) Il post qui sopra è, come precisato nel testo, un articolo introduttivo e soprattutto non centrato su filosofia (teoretica e pratica) del software, licenze, privacy, sicurezza, crittografia dei dati ecc.. Il punto di vista, come ripeto più volte, è quello di una persona che scrive, in forma più o meno apertamente pubblica e attraverso diversi "strumenti" (Facebook, Twitter, WordPress ecc.), su Internet.
    1) I chiarimenti che dai su LibreOffice sono ovviamente corretti, ma ritenendo che non troppi tra i lettori comprendano ancora bene il significato tecnico (qui peraltro non in discussione) dei singoli termini "free, libre and open source software" ho semplificato in "open source" e aggiunto "gratuitamente scaricabile", ritenendo questi due aspetti importanti per il pubblico di riferimento del post.
    Noto anche che *solo per LibreOffice* viene da me usato il verbo "consigliare" (di solito sono abbastanza attento a quello che consiglio:) ).
    2) Sul cloud le tue paure sono quelli di tanti (e sono pure le mie, di un utente che tiene il 99% delle proprie cose non crittografato sui server Google, e però ha un 1% di dati in locale, su *nix, e backup, con tutte le sue belle paranoiche protezioni) ma di nuovo ti rimando al punto 0. Anche se è ovvio ricordo poi che tra me e Google (rimando sempre al mio caso personale, per brevità) vi è un contratto d'uso, e nel caso Google ne violi le condizioni si pone fuori dalla legge (non sto facendo l'ingenuo, sottolineo un aspetto legale). Inoltre anche senza multinazionali, se affittassi spazio server da una qualsiasi azienda e tenessi i dati in chiaro (o non crittografati con strumenti avanzati e al possibile sicuri) vi sarebbe sempre la questione di un eventuale violazione di privacy da parte di qualche impiegato disonesto. Il discorso si potrebbe allungare ancora ma so che hai ben presente il punto generale.
    Nel post non tratto di altri aspetti rilevanti come l'eventuale uscita dal mercato di un fornitore, e il lasciare gli utenti a piedi. Vedi recentemente Splinder, e potrebbe in principio capitare pure a Blogger e Facebook (su questi temi sempre fondamentale Adrian Short- It’s the end of the web as we know it http://bit.ly/rExDLE e pure Don't Be A Free User (Pinboard Blog) http://bit.ly/sKcu05 ) . Ancora, non nomino neppure il data mining continuamente fatto da Facebook a fini commerciali sui dati dei propri utenti; non sconsiglio l'uso di Facebook, perché, lo ripeto, non di queste cose tratta il mio post.
    Io immagino un "utente Internet medio" che usa WordPress, Gmail, Twitter e Facebook, non vuole commettere errori di ortografia e non si preoccupa troppo (sbagliando o meno nel contesto presente non interessa) di aspetti che tu metti in evidenza.
    3) non consiglio Word (ripeto che sono stato attento a non usare appunto quel verbo). Rimane però fatto indiscutibile (al momento e al meglio delle mie conoscenze) che i suoi strumenti di correzione ortografica e grammaticale siano i migliori (e ci mancherebbe ancora, aggiungo; come aneddoto ti cito infine alcune crew italiane che scansionano libri e, pur con tutto l'amore per il software libero che le contraddistingue, sono "costrette" a fare la correzione ortografica e grammaticale con Word:) ).
    4) Sulla scrittura a mano abbiamo opinioni diverse, anche perché io ho una cacografia terribile:)

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    1. So bene che non sei un novello in fatto software libero (partire da 0 come primo punto ne è la chiara dimostrazione :)), come anche che "...il focus di questo post che non è appunto su filosofia del software, sicurezza, privacy ecc." come giustamente ribadisci. Ma è proprio questo il punto!
      Non è certo questa la sede per un trattato sul software libero. Ma allora, perché semplificare questo concetto definendolo "open source" e non "free software"? Perché non dire che oltre che gratuito è soprattutto libero? Non penso che l'utilizzo di alcune parole piuttosto che altre possa spaventare, allontanare o confondere il tuo "pubblico di riferimento". Anzi, considerati i contenuti e i frequentatori di questo blog, penso sia esattamente il contrario.
      Trovo sbagliato oltre che autolesionistico sacrificare l'essenza del FreeSsoft sull'altare di una errata idea di divulgazione. Se lo facessimo sbaglieremo perché, oltre a fare un torto a chi ci legge. perderemo l'occasione per chiarire un concetto fondamentale, alimentando ulteriormente la confusione sulla questione.
      Sul cloud il problema non sono le multinazionali, che al massimo possono elevare a massima potenza il rischi descritti, ma l'uso sconsiderato che se ne fa. Spesso neanche giustificato da un reale bisogno. Affidiamo con una semplicità disarmante i nostri dati, personali, lavorativi affettivi, la nostra vita insomma, ad estranei di cui poco sappiamo, per i gusto di averli sempre disponibili. Anche questo ovviamente non era il focus del post ma, elencando le indiscusse potenzialità al netto dei tanti rischi, compi lo stesso "errore" di prima.
      Su Word poi non metto in dubbi che possa essere più potente, dico solo che rinuncio volentieri a certe features pur di essere libero. Oltrettutto e non a giustificazione della mia tesi, ritengo certe funzionalità, come quelle elencate da Christiano, troppo invasive e lesive della propria intelligenza.
      A lungo andare il massiccio utilizzo di questi strumenti sempre più sofisticati ed invasivi (e vale anche per i software liberi) porta all'abdicazione di un pezzo di sovranità cognitiva pur essere più veloci ed efficienti. Lo strumento perde la sua iniziale utilità pedagogica per trasformarsi in un monarca della sintassi. Come se dessimo in appalto l'analisi logica e della grammatica.
      Meglio qualche errore in più ma autoprodotto e che alla fine mi rappresenta per quel che sono, che un testo grammaticalmente perfetto ma dopato dalla "graffetta parlante" di turno.
      A proposito della tua scrittura, devi vedere la mia allora, un campo minato! È solo che soffro di feticismo cartaceo auto-callifrafico :)!

      P.S.: Mi scuso per l'eccessiva lunghezza

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  4. Purtroppo non vi è alcun dubbio che M$ Word™ possieda il migliore strumento integrato di correzione ortografica e grammaticale, ricerca sinonimi e dizionario integrato (non scrivevo MS con il dollaro dagli anni '90, ah ah).
    Tanto per precisare, non sono un endorser, per esempio ho comprato StarOffice prima che la StarDivision fosse acquistata dalla Sun e poi arrivasse Oracle.


    Aggiungo un paio di cose.

    Gli strumenti di correzione grammatica e ortografia sono due cose diverse (anche se sono nella stessa finestra di dialogo delle preferenze) e uno può, per esempio, tenere spenta quella grammaticale (io lo preferisco).
    Inoltre è facile associare una lingua a un certo paragrafo (anche quando il software non la riconosca automaticamente) per avere poi i suggerimenti giusti.
    Ultima nota sul correttore grammaticale: è vero che spesso i consigli sono discutibili, ma in Word si può stabilire quale stile di scrittura usare (formale, informale…) e anche andare di fino su queste impostazioni (tipo segnalare frasi più lunghe di n parole…).


    Vale per quasi tutti gli strumenti: se si è sicuri di una certa parola, meglio aggiungerla al dizionario, basta un click. Poi il dizionario è di solito in un file che ci si può portare dietro quando si compra un nuovo PC.

    In OSX il correttore ortografico è integrato nel sistema e, pur non essendo avanzato come quello di Word, funziona abbastanza.

    Vabbè basta.
    [“vabbè” è sottolineato, ma tanto su questo non sono d'accordo neppure nel forum dell'Accademia della Crusca http://bit.ly/zw1eL7]

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  5. Ma esistono ancora i correttori di bozze umani?
    Non so se è la mia immaginazione ma ho notato che gli articoli delle testate online hanno molti più errori la domenica. Pensavo dunque che fosse il giorno libero del tizio (stagista?) che rilegge i pezzi prima di pubblicarli. Solo io ho notato questa cosa?

    Ah, tra i correttori automatici vorrei segnalare quello dell'iPhone che a volte segna in rosso le parole che lui stesso suggerisce, quasi a volersi parare il culo nell'incertezza :-/

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  6. I correttori automatici dell'i-Phone sono celebri per le loro abilità creative. Per dire, se uno in una conversazione di argomento non caseario risponde "Gorgonzola!" è probabile che stesse scrivendo "Gorgeous" e il suo dumb-phone ci abbia messo del suo.
    Personalmente uso Word (ho dovuto comprarlo per lavorare a delle bozze e me lo sono tenuto, prima usavo OpenOffice) e rileggo tutto circa una ventina di volte prima di copiarlo in Wordpress. Poi faccio un edit dell'ultim'ora in Wordpress, in genere verso le due di notte, ed è lì che partono gli "un'avvincente racconto" e quant'altro.

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  7. Vabbè, sull'autocorrect dell'iphone (che poi aggiunge automaticamente parole al dizionario) c'è un sacco di letteratura lollosa.
    The 25 funniest autocorrect…

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